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** Storie D'amore **

Messaggio  merlin il Mar Set 07, 2010 3:07 pm




Storia d'Amore di un pescatore

Viveva in un villaggio di pescatori vicino al mare,
ma lui non era un pescatore.. ma solo un sognatore.
Un povero e stupido romantico, credeva che il mondo fosse quello
e non sapeva che invece cerano tanti lupi pronti a sbranarlo...
a deridere dei suoi sentimenti.. a prendersi gioco di lui.
Non aveva ancora conosciuto l'Amore..
e per tanto neanche il dolore che esso può dare.
Sapeva solo che non sarebbe mai stato un pescatore.
Un giorno mentre passeggiava sulla riva del mare, mentre ammirava lo spuntare dell'alba
vide lontano una figura dolce e soave che gli veniva incontro.
Quando furono l'uno di fronte all'altro senza dirsi una sola parola
si presero per mano e.. guardandosi negli occhi.. furono i loro cuori a parlare.
In quel momento lui provo' un sentimento che fino a quel momento non aveva mai provato.
Gli sembrava di avere toccato il cielo con una mano.
Così nacque l'Amore, ed ogni giorno alla stessa ora si trovavano lì ..in riva al mare,
e mano nella mano si dicevano frasi dettate dai propri cuori.
E fù proprio lì vicino alla natura che fecero il giuramento più sollene dell'eterno Amore.
Facevano i proggetti per il futuro, guardavano in avanti il proprio sogno.
Ma poi accade come succede a questo mondo.. arrivo' il buio...
Lei lo lascio.. andò via con un'altro.
Così.. dopo l'Amore... il nostro sognatore conobbe anche il dolore.
Adesso è lì in riva al mare!!
Non è un pescatore.. è ancora un romantico sognatore !!..
Ma con in cuore un forte dolore.
Quando passano di là le barche con i pescatori..dicono " povero illuso.. povero credulone ".
Ma non hanno ancora capito che chi vive è lui... fuori da questo mondo crudele !!
Si signori.. e' il povero romantico.. Sognatore !!
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La catena ed il pettine

Messaggio  perla il Mer Set 08, 2010 11:29 pm




C'erano una volta, in un paese di questo mondo, due sposi il cui amore non aveva smesso
di crescere dal giorno del loro matrimonio. Erano molto poveri, ma ciascuno sapeva che
l'altro portava nel cuore un desiderio inappagato: lui possedeva un orologio da tasca
d'oro, ereditato dal padre, e sognava di comprare una catena dello stesso metallo
prezioso, lei aveva dei lunghi e morbidi capelli biondi, e sognava un pettine di madreperla
da poter infilare tra i capelli come un diadema.
Col passare degli anni, lui pensava sempre di più al pettine, mentre lei aveva quasi
dimenticato il pettine, cercando il modo di comprare la catena d'oro. Da molto tempo non
ne parlavano più, ma dentro di loro nutrivano segretamente il sogno impossibile.
Il mattino del decimo anniversario del loro matrimoio,il marito vide la moglie venirgli
incontro sorridente, ma con la testa quasi rasata, senza i suoi lunghi bellissimi capelli.
Che cosa hai fatto, cara?chiese, pieno di stupore. La donna aprì le sue mani nelle quali
brillava una catena d'oro.Li ho venduti per comprare la catena d'oro per il tuo orologio
Ah, tesoro, che hai fatto?disse l'uomo, aprendo le mani in cui splendeva un prezioso
pettine di madreperla.Io ho venduto l'orologio per comprarti il pettine!E si
abbracciarono, senza più niente, ricchi soltanto uno dell'altro.
Mettimi come un sigillo sul tuo cuore,
come un sigillo sul tuo braccio.

Perché l'amore è forte come la morte.
Non basterebbe l'acqua degli oceani
a spegnere l'amore.
Neppure i fiumi lo potrebbero sommergere.
Se qualcuno provasse a comprare l'amore
con le sue ricchezze otterrebbe solo il disprezzo
Esiste nella vita una sola felicità: amare ed essere amati.
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Amore

Messaggio  perla il Mer Set 08, 2010 11:31 pm




Una ragazza domandò ad un ragazzo se la considerava carina.
Lui disse.....NO
Poi gli domandò se desiderava stare con lei per sempre.
Lui rispose......NO
Allora gli domandò se avesse pianto nel caso fosse partita.
E lui disse....NO
La ragazza aveva ascoltato abbastanza......Cominciò a camminare e le lacrime cominciarono a rigarle il volto.
Allora il ragazzo la prese dal braccio e le rispose: "Tu non sei carina, sei BELLA. Non voglio stare con te per sempre. HO BISOGNO di stare con te per sempre. E se te ne andassi non piangerei....MORIREI"
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Storia d amore

Messaggio  perla il Lun Dic 20, 2010 1:21 am





Perché sono qui?
Il piccolo Francesco era solo... profondamente solo. Era nato ricco ma aveva bisogno di qualcosa di più.
Aveva tutto quello che con il denaro si può comprare. Tuttavia non era felice e non sapeva il perché.
Perché Dio lo aveva creato? Cosa doveva fare?
Fino a quel momento non aveva risposta.
Domanderò a tutto ciò che vedo - disse Francesco con un sospiro - sicuramente c'é una ragione che io sia qui, ma quale?.

Perché tu sei qui? chiese Francesco al mare.
Io sono qui perché l'amore di Dio possa sgorgare da me.

Al vento Francesco domandò: Perché tu soffi?.
Con ogni soffio io diffondo l'amore di Dio.

Sole, perché tu risplendi? domandò Francesco un giorno.
Per donare l'amore di Dio in ogni raggio.

Gesù perché tu sei qui? domandò Francesco in preghiera.
Io sono l'amore di Dio in ogni luogo.

Ora io capisco disse Francesco con lacrime di gioia:
Per essere l'amore di Dio... per questo io sono qui.

Julie Hanna
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Il cuore più bello del mondo

Messaggio  perla il Lun Dic 20, 2010 1:26 am




C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti gliel'ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: Beh, a dire il vero.. il tuo cuore è molto meno bello del mio.
Quando lo mostrò, aveva puntàti addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dove dalle quali erano stati asportàti dei pezzi e rimpiazzàti con altri, ma non combaciavano bene - così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi.
Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.
Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: Starai scherzando!, disse. Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime.
Vero, ammise il vecchio. Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi – e così ho qualche bitorzolo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso.
Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che provo anche per queste persone.. e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la VERA bellezza? Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo.
Il giovane guardò il suo cuore, che non era più il cuore più bello del mondo, eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.
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Che tristezza

Messaggio  manu il Ven Mar 04, 2011 5:21 am




Lei: Rallenta ho paura!
Lui:Smettila! è divertente!
Lei:nn è divertente x favore smettila ho troppa paura!
Lui: Dimmi ke mi ami...
Lei: Ti amo, rallenta adesso per favore!
Lui: Adesso fammi le coccole...
La ragazza fa le coccole al ragazzo...
Lui: Puoi togliermi il casco e mettertelo mi dà fastidio..
Il giorno dp in prima pagina: Incidente in autostrada.
In due su una moto ke nn frena
per fortuna la ragazza indossava il casco ed ora può riabbracciare il suoi cari.
Purtroppo il ragazzo è morto all'istante.
La realtà delle cose: Il ragazzo si era accorto a metà strada ke i suoi freni
nn funzionavano cosi aveva fatto dire alla ragazza ke lo amava e poi si era fatto fare le coccole,
xkè sentiva ke era l'ultima volta ke qualcuno lo potesse coccolare.In seguito le aveva fatto
mettere il suo casco affinkè potesse vivere ancora anke se ciò significava perdere la sua vita.

sE qUeSto nN è AmOrE aLlOrA dItEmI cHe CoS'è..
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Paolo e Francesca

Messaggio  Giovanni il Dom Apr 10, 2011 4:17 pm




Moltissimo si è scritto in tutti i tempi su questo fatto. Quella di Paolo e Francesca è la storia di due innamorati, morti a causa della loro passione. È storia certa che Giovanni Malatesta, detto Giangiotto o Ciotto, descritto brutto e sciancato, primogenito di Malatesta I, sposò nel 1275 Francesca da Polenta, figlia di Guido Minore, Signore di Ravenna e di Cervia, di parte guelfa. Giangiotto, signore di Gradara, svolgerà poi la sua carica di Podestà nella vicina città di Pesaro. Per una disposizione dell'epoca, riportata da Brunetto Latini, era proibito al Podestà (per per maggior garanzia di equità doveva essere forestiero), di portarsi dietro la famiglia che poteva essere d'impiccio in caso di emergenza. Gradara, che la tradizione ha sempre indicato come luogo della tragedia, era appena mezz'ora di strada a cavallo da Pesaro, e poteva quindi essere la residenza idelale per Giangiotto per lasciarvi la moglie e la figlia Concordia. Il fratello di Giangiotto, Paolo, si fermava spesso per delle visite a Gradara presso cui aveva diversi possedimenti. Queste visite dovevano essere non solo gradite, ma addirittura sollecitate, data la lontananza continua di Giangiotto, impegnato per la sua carica..
Accadde che Paolo e Fracesca si innamorarono ma, con il loro comportamento ("e come si possono nascondere i sentimenti?") destarono più di un sospetto. Purtroppo lo venne a sapere anche Giangiotto o dal fratello Malatestino dall'Occhio, quel traditor... come dirà Dante, o spiando all'orecchio di Dionisio di cui era forse dotata la Rocca di Gradara. Dopo aver finto di partire, Giangiotto sorprese la moglie ed il fratello nella camera: Soli eravamo e senza alcun sospetto - confesserà Francesca stessa a Dante Alighieri nel V Canto dell'Inferno - ed il leggio, aggiungiamo noi, che sorreggeva il libro Galeotto era troppo vicino al letto... Giangiotto si avventò a spada tratta contro il fratello, ma Francesca gli si parò innanzi restando trafitta prima di Paolo. Finì così tragicamente il loro amore. Occorre dire subito che nei secoli che seguirono si cercò di giustificare il peccato di adulterio dei due cognati, dato che Francesca era stata precedentemente ingannata, essendole stato indicato Paolo e non il brutto Giangiotto come suo futuro sposo.
In quale anno accadde la tragedia? Anche studi recenti, concordano con il 1289 rifacendosi a vecchie testimonianze. In quell'epoca i Malatesta erano banditi da Rimini e tali resteranno fino al 1290. Lo storico cinquecentesco Baldo Branchi, iniziando a raccontare l'episodio, scrive che: "In quel mese (Settembre del 1289) occorse nella casa dei Malatesta uno strano caso...". La stessa data sarà accettata dagli storici ravennati Vincenzo Carrari e Girolamo Rossi del XVI sec. e dall'altro grande riminese Cesare Clementini del secolo successivo. Inoltre le cronache narrano che il Papa Nicolò IV nell'autunno del 1289 inviò in. Romagna il Rettore Stefano Colonna per sedare tumulti e comporre discordie. Il Colonna restò molto turbato e travagliato per l'omicidio di Francesca da Polenta e di Paolo dei Malatesta e solo nel marzo 1290 il Colonna riuscì a riconciliare le due Famiglie. Si può essere turbati e travagliati per una tragedia successa di recente, ma non accaduta quattro anni prima, ossia nel 1285, l'altra data suggerita da alcuni, e che non trova credito anche perché in tale anno, e subito dopo, troviamo Malatesta e Polentani stretti alleati e senza ombra di discordia. Il velo di silenzio che ha subito avvolto la tragedia e che ha impedito di trovare documenti dell'epoca, si può spiegare con il fatto che Giangiotto, offeso nell'onore, abbia impedito di parlarne negli atti pubblici della sua giurisdizione o li abbia distrutti.
E dove finirono i corpi dei due sfortunati amanti? Nel 1760, narra L. Carnevali, alcuni operai durante un lavoro di sterro nei pressi della rocca rinvennero un sarcofago di epoca romana contenente lo scheletro di una donna ed alcuni monili: un anello con cammeo e resti di seriche vesti che indicavano chiaramente trattarsi di nobile dama. lì sarcofago fu trasportato in Pesaro alla Oliveriana. Si trovò inoltre nel XVII sec. nel fondo del mastio uno scheletro completo rivestito di un'armatura. Fra il popolo di Gradara fu tramandata da padre in figlio la cronaca della tragedia avvenuta nella rocca; cosa che non si riscontra né in Rimini né in altri luoghi. Data una cosi radicata tradizione è facile immaginare a chi furono, dai più, attribuiti i resti dei corpi e come vieppiù si accrescesse la certezza che i due in felici cognati ivi perissero. Quasi di certo il sarcofago racchiudeva i resti dell'infelice figliola di Guido Lamberto Da Polenta, che Giangiotto, pur di poter occultare subito il misfatto, non avrà posto tempo in mezzo a servirsi del primo sarcofago avuto a disposizione e, racchiusovi il corpo della bella Ravenna te, a far seppellire quest'ultima nei pressi della rocca in un luogo acconcio ad essere sorvegliato. Per ciò che riguarda la presumibile sepoltura di Paolo il "Bello" siamo più propensi a credere che lo sciancato nella sua truce vendetta abbia fatto precipitare il corpo di lui, per il quale aveva forse ucciso involontariamente la sua donna, in uno dei tanti trabocchetti ferrati nella rocca. I miseri resti rinvenuti nell'armatura erano certo quelli di qualche disgraziato sepolto vivo.
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Romeo e Giulietta

Messaggio  Giovanni il Dom Apr 10, 2011 4:22 pm




ROMEO E GIULIETTA Il famosissimo romanzo di William Shakespear “Romeo e Giulietta” narra la storia di due innamorati, Romeo e Giulietta, che per loro sfortuna sono nati sotto due famiglie che sono in odio tra loro da moltissimo tempo. Trama Romeo è un “Montecchi” e Giulietta è una “Capuleti”. Romeo si rivela a Giulietta nel giardino dei Capuleti dopo aver partecipato insieme a suoi due amici ad una festa organizzata proprio dal Capuleti, il padre di Giulietta. I due amanti si danno appuntamento per l'indomani alla cella di frate Lorenzo e si sposano di nascosto. Successivamente Tebaldo e Romeo si incontrano e, poiché il primo aveva ucciso Mercuzio, Romeo uccise a sua volta Tebaldo: per questo fu condannato all'esilio dalla città. Giulietta rimase molto male del fatto che il suo nuovo marito avrebbe dovuto essere esiliato e, per consolarla, suo padre organizzò il matrimonio tra lei e il conte Paride, parente del Principe di Verona e grande amico del Capuleti. Giulietta, non volendosi maritare due volte, chiese aiuto a frate Lorenzo che escogitò un piano: lei avrebbe dovuto bere una pozione che l'avrebbe fatta sembrare morta per 48 ore, e Romeo sarebbe stato avvertito di ciò tramite una lettera, così da poter arrivare in tempo da Giulietta al suo risveglio. In questo modo si sarebbe potuto evitare il matrimonio e i due sposini sarebbero scappati dalla città insieme. Purtroppo ci fu un contrattempo con la lettera di Romeo: infatti frate Giovanni (che era stato incaricato di consegnare la lettera) venne fermato da delle guardie e gli venne negato di lasciare Verona. Poiché Baldassarre, servo di Romeo, ebbe saputo della morte di Giulietta, ma non era a conoscenza del piano del frate, avvertì il padrone della sventura. Romeo allora comprò del veleno potentissimo e decise di voler andare a morire nella stessa tomba di Giulietta. Nel frattempo, nella tomba della giovane Capuleti, era già arrivato Paride che, vedendo Romeo, decise di combattere. Un'altra volta Romeo ebbe la meglio e, subito dopo aver ucciso Paride, prese il veleno e si suicidò. Intanto, nel momento in cui Giulietta si stava per svegliare, arrivò anche frate Lorenzo che consigliò alla giovane di andarsene con lui. Lei però, non sopportando l'idea di vivere senza il suo Romeo, prese il pugnale e si tolse la vita. A questo punto in scena rientrano tutti: il Capuleti, Madonna Capuleti, il Montecchi, Madonna Montecchi, il Principe, e i servi vari delle due famiglie. Il frate racconta tutta la storia e confessa tutto sul suo piano. Commossi da questi grandi lutti, il Montecchi e il Capuleti decidono di mettere da parte il loro odio e di diventare amici. La scena si chiude con il Principe che, invitando tutti ad andarsene via, annuncia che “non ci fu mai storia più pietosa di quella di Romeo e Giulietta”.
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Lancillotto e Ginevra

Messaggio  Giovanni il Dom Apr 10, 2011 4:28 pm




Lancillotto trascorse molti anni alla corte di re Artù, al servizio del quale compì gesta che nessuno prima di lui aveva tentato. Grande fu la gloria che seppe conquistare e grandi gli onori che ricevette, ma ogni sua impresa, nel segreto dell'animo, egli continuò a dedicarla a Ginevra, la donna a cui era legato da un sentimento così forte che mai alcun uomo ne aveva provato uno uguale. E la regina, che lo ricambiava di altrettanto amore, era assai orgogliosa di essere l'ispiratrice di tante prodigiose avventure. Il loro legame, tuttavia, non poteva restare segreto per sempre e furono Galvano e i suoi fratelli, Mordret, Agravain, Guerrehes e Gaheriet, ad accorgersene per primi.
Un giorno essi stavano discutendo di ciò che avevano scoperto, allorché Artù si trovò per caso a passare vicino a loro e, sentendo pronunciare il nome della regina, si fermò ad ascoltare senza che essi lo vedessero. Non poté ben comprendere che cosa stessero dicendo, ma si rese conto dal tono delle loro parole che si trattava di qualcosa di molto serio. Si avvicinò ai cinque fratelli e li invitò a esprimere apertamente le loro preoccupazioni. Galvano che non avrebbe tradito per nulla al mondo la sua amicizia per Lancillotto e che era profondamente devoto alla regina, rispose che non aveva alcuna rivelazione da fare, poi se ne andò, ma i fratelli, incalzati da Artù, ormai in preda a una térribile collera, svelarono il tradimento di Ginevra e Lancillotto. Il re, che non poteva credere a un' accusa così infamante, decise di tendere una trappola ai due presunti adulteri al fine di avere la certezza della loro colpa. Per il giorno successivo organizzò una battuta di caccia, certo che la sua assenza avrebbe spinto la moglie e l'amante ad incontrarsi: se così fosse avvenuto, i due sarebbero stati sorpresi e puniti come meritavano. Le cose andarono proprio come era stato previsto, anche se Lancillotto, scoperto nell'appartamento della regina, riuscì ad aprirsi la strada con le armi e a fuggire. Ginevra rimase però prigioniera e su di lei Artù decise di compiere una giustizia esemplare: il giorno successivo sarebbe stata arsa viva sul rogo. Immediatamente fu preparata una catasta di legna fuori dalle mura del castello e i quattro fratelli di Galvano ricevettero l'ordine di portarvi la regina e di sorvegliarla fino al momento dell'esecuzione. Essi obbedirono, ma poco prima del tramonto dalla vicina foresta uscì al galoppo un gruppo di cavalieri che si slanciò contro di loro. Era Lancillotto, che con i suoi parenti ed amici veniva a liberare la prigioniera. La battaglia fu breve: nessuno poté resistere alla furia dell'invincibile guerriero, che uccise uno dopo l'altro Agravain, Guerrehes e Gaheriet; soltanto Mordret, con alcuni soldati, riuscì a salvarsi grazie ad una pronta fuga. Quando il re lo seppe, radunò immediatamente tutti i suoi vassalli per guidarli contro Lancillotto che si era rifugiato nel castello che un tempo si era chiamato della Dolorosa Guardia, e che ora veniva detto della Gioiosa Guardia, dopo che lo stesso figlio di re Ban lo aveva liberato dall'incantesimo che pesava su di esso.
A fianco di Artù cavalcava anche Galvano, che, avendo visto i propri fratelli uccisi da Lancillotto, non provava più per lui alcuna amicizia, ma anzi intendeva vendicarsi a tutti i costi.Allorché l'esercito del re fu giunto davanti al castello della Gioiosa Guardia, Lancillotto mandò un messaggero ad Artù per chiedergli di non scatenare una guerra che avrebbe portato soltanto lutti e disonore, ma ricevette una dura risposta: nessuna tregua poteva esservi fino a quando i traditori non fossero stati puniti come meritavano. Allora, pur a malincuore, Lancillotto si apprestò a combattere. Gli scontri furono durissimi e se da una parte Galvano compì prodigi di valore, dall'altra Lancillotto non fu da meno; lo stesso Artù, che nonostante la non più giovane età prendeva parte a tutte le battaglie, si comportò con grande onore. Un giorno, nel corso di una mischia si scontrò con Lancillotto che, dopo averlo sbalzato dal cavallo, anziché dargli il colpo di grazia, gli offrì una nuova cavalcatura. Pur avendo apprezzato un simile esempio di generosità, Artù non volle porre fine alle ostilità se non quando gli giunse dal Papa l'ordine di interrompere una guerra che era una vergogna per tutti i cristiani. Piegandosi alla volontà del rappresentante di Dio sulla terra, il re di Bretagna accettò di togliere l'assedio, a patto però che Ginevra si proclamasse innocente e tornasse da lui; in cambio prometteva che avrebbe rinunciato a punirla e l'avrebbe nuovamente onorata come sua legittima moglie.
La proposta gettò nello sconforto sia Lancillotto che la sua dolce compagna, che non avevano alcun desiderio di separarsi, tuttavia essi compresero di non avere alternative: se avessero respinto le proposte del re, sarebbe apparsa chiara a tutti la loro colpevolezza e il nome di lei sarebbe stato disonorato per sempre. Fu così che essi accettarono di separarsi, senza sapere che non si sarebbero mai più rivisti.
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Tristano e Isotta

Messaggio  Giovanni il Dom Apr 10, 2011 4:33 pm




Tristano è cresciuto dallo zio, nonché re Marco, il quale è sottoposto al pagamento di un gravoso tributo dal re d'Irlanda: diventato un giovane guerriero, Tristano decide di liberare la Cornovaglia da questa sottomissione e parte per l'Irlanda, dove riesce a uccidere il gigante Moroldo, fratello del re: viene tuttavia ferito con un colpo di spada avvelenato, ma è curato dalla figlia del re, Isotta che non sa che egli ha ucciso suo zio. Tristano, una volta guarito, torna in Cornovaglia. Pressato di sposarsi per garantire al trono una successione, il re Marco decide di prendere per moglie colei a cui appartiene un capello d'oro, portato dal mare da un uccello. Tristano, ricordandosi di Isotta, parte per l'Irlanda, ma, appena arrivato, deve combattere un terribile drago. Lo uccide, ma viene ferito, e, ancora una volta, curato da Isotta, che si accorge allora che egli è colui che aveva ucciso il Moroldo: rinuncia tuttavia a vendicarsi ed è promessa in sposa a Marco per sanare le rivalità tra i due regni. Si imbarca dunque con Tristano verso la Bretagna. Ma la regina d'Irlanda affida all'ancella Brangania un filtro magico, da far bere ai due sposi la notte di nozze: essi allora si innamoreranno profondamente l'uno dell'altra. Durante la navigazione, però, Tristano beve per errore il filtro, credendo che sia vino, e lo offre a Isotta: i due cadono preda dell'amore. Isotta sposa comunque Marco, facendosi sostituire da Brangania per la consumazione del matrimonio.

Seguono mesi di amori clandestini, di trucchi e menzogne, durante i quali i due innamorati rischiano costantemente di essere ingannati dai baroni invidiosi. Un nano malvagio, buffone del re, tenta di farli cogliere sul fatto durante un loro appuntamento notturno nel verziere, ma Tristano si accorge della presenza del re nascosto tra le fronde di un pino e riesce ad avvertire Isotta, che inscena un dialogo del tutto innocente. Un'altra volta, il nano sparge della farina sul pavimento della camera da letto regale: Tristano salta sul letto di Isotta per evitarla, ma così facendo gli si riapre una ferita che macchia di sangue le lenzuola. Scoperti e condannati a morte, i due riescono a fuggire e si rifugiano nella foresta del Morrois. Dopo tre anni, il filtro comincia a indebolirsi: non sopportando più la vita allo stato selvaggio, ed essendo stati scoperti da re Marco, Tristano decide di restituire la donna al re, e parte: si reca allora in Bretagna dove sposa Isotta dalle Bianche Mani, con la quale tuttavia non consuma il matrimonio.

Nel frattempo l'innocenza della regina è continuamente messa in dubbio dai baroni malvagi, inducendola a reclamare un'ordalia. In base a quest'usanza, Isotta dovrà giurare di essere stata sempre fedele al marito stringendo in mano un ferro incandescente: se avrà detto la verità, Dio la proteggerà rendendole giustizia. Tristano si reca alla cerimonia travestito da lebbroso, e aiuta la regina che si mette a cavalcioni sulle sue spalle, a superare il Guado Pericoloso. Così ella può giurare di non aver mai avuto tra le gambe altro uomo oltre a suo marito e il lebbroso stesso.

Più volte ancora Tristano si reca segretamente in Cornovaglia, travestito da pellegrino o da folle; una volta l'accompagna il cognato Caerdino, che offeso per l'ingiuria fatta da Tristano alla sorella (non aveva consumato il matrimonio con Isotta dalle Bianche Mani) vuole vedere con i suoi occhi la bellezza di Isotta la Bionda e l'intensità del suo amore. I due così fanno pace e Caerdino si proclama amante dell'ancella della regina, Brangania.

Ferito gravemente durante una spedizione, Tristano capisce che solo Isotta la Bionda può guarirlo e la manda a chiamare, chiedendo che vengano messe vele bianche alla nave con cui verrà, se lei accetta di venire, e vele nere se si rifiuta. Ella accetta, ma la sposa di Tristano, avendo scoperto il loro amore, gli riferisce che le vele sono nere. Credendosi abbandonato da Isotta, Tristano si lascia morire; la donna, arrivata troppo tardi presso di lui, muore di dolore a sua volta. Pentita per le conseguenze tragiche della sua menzogna, Isotta dalle Bianche Mani rimanda i corpi in Cornovaglia, facendoli seppellire assieme. Le piante che cresceranno sulla loro tomba, nocciolo e caprifoglio, si intrecceranno così strettamente che nessuno, mai, potrà separarle.
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Amore

Messaggio  tresy il Dom Ott 16, 2011 7:12 pm



Lui: Ciao..
Lei: Ciao..
Lui: E' vero che stai con un altro?
Lei: Sì..
Lui: Al quanto pare hai fatto presto a dimenticarmi..
Lei: Sei stato tu che mi hai detto di farlo..
Lui: Lo so,, ho sbagliato..& volevo dirti che mi manki
Lei: {CON LE LACRMIE AGLI OCCHI} Perchè torni proprio ora che ho smesso di pensare a te..perchè tornii ora e mi dici che ti manco..perchèè mi rendi tutto più difficile cazzo..
Lui: Scusami.. voglio farti solo l'ultima domanda e dopo sparirò per sempre.. Lei {INIZIA A PIANGERE}
Lui: Provi ancora qualcosa per me? Ti prego dimmi la verità
Lei: . . .
Lui: Vabbè ho capito.. Bhe ADDIO..
Lei {SI SIEDE SUL MARCIAPIEDE..INIZIA A TREMARE & A PIANGERE SINGHIOZZANDO}
Lui {TORNA INDIETRO}
Lei {SI ALZA E COMINCIA A CORRERE}
Lui {LA RAGGIUNGE..LA PRENDE CON LA MANO E LA FERMA}
Lei: Cosa vuoi ancora?!?
Lui: Ho fatto un grandissimo sbaglio..sò che non meritavi di soffrire..lo sò..ma se ora ti lascio andare non me lo perdonerò mai..
Lei {LO GUARDA NEGLI OCCHI SENZA DIRE UNA PAROLA}
Lui: CREDIMI.. TI AMO.. ♥
Lei {SI AVVICINA E LO BACIA}
Lui: E' un addio?
Lei: No! è un "non ti lascerò mai
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L'incidente

Messaggio  perla il Ven Giu 21, 2013 2:33 am


  • Una giovane donna tornava a casa dal lavoro in automobile. Guidava con molta attenzione perché l'auto che stava usando era nuova fiammante, ritirata il giorno prima dal concessionario e comprata con i risparmi soprattutto del marito che aveva fatto parecchie rinunce per poter acquistare quel modello.
    Ad un incrocio particolarmente affollato, la donna ebbe un attimo di indecisione e con il parafango andò ad urtare il paraurti di un'altra macchina.
    La giovane donna scoppiò in lacrime. Come avrebbe potuto spiegare il danno al marito? Il conducente dell'altra auto fu comprensivo, ma spiegò che dovevano scambiarsi il numero della patente e i dati del libretto.
    La donna cercò i documenti in una grande busta di plastica marrone.
    Cadde fuori un pezzo di carta.
    In una decisa calligrafia maschile vi erano queste parole: "In caso di incidente, ricorda, tesoro, io amo te, non la macchina!

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