Ultimi argomenti
» ** Ad una donna meravigliosa **
Ven Lug 18, 2014 3:02 pm Da ROSPETTAFOREVER

» Dillo con un fiore
Ven Mag 23, 2014 12:39 am Da ROSPETTAFOREVER

» ** Si balla **
Gio Mag 22, 2014 11:58 pm Da perla

» ** Persone speciali **
Ven Feb 14, 2014 8:05 pm Da simona

» ** Donne **
Mar Gen 14, 2014 11:30 pm Da perla

» ** Ciao Susy **
Ven Dic 06, 2013 1:02 am Da perla

» ** Pensieri **
Ven Dic 06, 2013 12:52 am Da perla

» ** Frittate **
Gio Nov 28, 2013 5:10 am Da merlin

» ** Delusioni **
Mar Nov 05, 2013 4:48 am Da perla

» ** La vita **
Mar Ott 15, 2013 2:37 am Da perla


** D'autore **

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

** D'autore **

Messaggio  Giovanni il Gio Apr 14, 2011 10:13 pm

5 MAGGIO

Ei fu. Siccome
immobile,
dato il mortal
sospiro,
stette la spoglia
immemore orba di tanto
spiro,
così percossa,
attonita
la terra al nunzio
sta, muta pensando
all'ultima
ora dell'uom
fatale;
né sa quando
una simile orma di pie'
mortale
la sua cruenta
polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio
e tacque;
quando, con
vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al
sònito
mista la sua non
ha:
vergin di servo encomio
e di codardo
oltraggio,
sorge or
commosso al
sùbito sparir di tanto
raggio;
e scioglie all'urna
un cantico
che forse non
morrà. Dall'Alpi alle
Piramidi,
dal Manzanarre al
Reno,
di quel securo il
fulmine tenea dietro al
baleno;
scoppiò da Scilla
al Tanai,
dall'uno all'altro
mar. Fu vera gloria? Ai
posteri
l'ardua sentenza:
nui
chiniam la fronte
al Massimo Fattor, che volle
in lui
del creator suo
spirito
più vasta orma
stampar. La procellosa e
trepida
gioia d'un gran
disegno,
l'ansia d'un cor
che indocile serve, pensando
al regno;
e il giunge, e
tiene un premio
ch'era follia
sperar; tutto ei provò: la
gloria
maggior dopo il
periglio,
la fuga e la
vittoria, la reggia e il tristo
esiglio;
due volte nella
polvere,
due volte
sull'altar. Ei si nomò: due
secoli,
l'un contro l'altro
armato,
sommessi a lui si
volsero, come aspettando
il fato;
ei fe' silenzio, ed
arbitro
s'assise in mezzo
a lor. E sparve, e i dì
nell'ozio
chiuse in sì breve
sponda,
segno d'immensa
invidia e di pietà
profonda,
d'inestinguibil
odio
e d'indomato
amor. Come sul capo al
naufrago
l'onda s'avvolve e
pesa,
l'onda su cui del
misero, alta pur dianzi e
tesa,
scorrea la vista a
scernere
prode remote
invan; tal su quell'alma il
cumulo
delle memorie
scese.
Oh quante volte
ai posteri narrar se stesso
imprese,
e sull'eterne
pagine
cadde la stanca
man! Oh quante volte,
al tacito
morir d'un giorno
inerte,
chinati i rai
fulminei, le braccia al sen
conserte,
stette, e dei dì
che furono
l'assalse il
sovvenir! E ripensò le
mobili
tende, e i
percossi valli,
e il lampo de'
manipoli, e l'onda dei
cavalli,
e il concitato
imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto
anelo,
e disperò; ma
valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil
aere
pietosa il
trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della
speranza,
ai campi eterni, al
premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e
tenebre
la gloria che
passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi
avvezza!
Scrivi ancor
questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del
Gòlgota
giammai non si
chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria
parola:
il Dio che atterra
e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta
coltrice
accanto a lui
posò.

Alessandro Manzoni
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Pianto antico

Messaggio  Giovanni il Gio Apr 14, 2011 10:21 pm




L'albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da' bei vermigli fior,
nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.
Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l'inutil vita
estremo unico fior,
sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

Giosuè Carducci
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

La quiete dopo la tempesta

Messaggio  Giovanni il Gio Apr 14, 2011 10:44 pm




Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso.
Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville.
Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E' diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno.
Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.

Giacomo Leopardi
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Davanti a San Guido

Messaggio  Giovanni il Gio Apr 14, 2011 11:06 pm




I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice flar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.
Mi riconobbero, e - Ben torni omai -
Bisbigliaron vèr me co 'l capo chino -
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.
Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d'una volta: oh, non facean già male!
Nidi portiamo ancor di rusignoli:
Deh perché fuggi rapido così
Le passere la sera intreccian voli
A noi d'intorno ancora.
Oh resta qui!
Bei cipressetti, cipressetti miei,
Fedeli amici d'un tempo migliore,
Oh di che cuor con voi mi resterei -
Guardando io rispondeva - oh di che cuore!
Ma, cipressetti miei, lasciatem'ire:
Or non è più quel tempo e quell'età.
Se voi sapeste!... via, non fo per dire,
Ma oggi sono una celebrità.
E so legger di greco e di latino,
E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtù;
Non son più, cipressetti, un birichino,
E sassi in specie non ne tiro più.
E massime a le piante.
Un mormorio
Pe' dubitanti vertici ondeggiò,
E il dì cadente con un ghigno pio
Tra i verdi cupi roseo brillò.
Intesi allora che i cipressi e il sole
Una gentil pietade avean di me,
E presto il mormorio si fe' parole:
Ben lo sappiamo: un pover uomo tu se'.
Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse
Che rapisce de gli uomini i sospir,
Come dentro al tuo petto eterne risse
Ardon che tu né sai né puoi lenir.
A le querce ed a noi qui puoi contare
L'umana tua tristezza e il vostro duol;
Vedi come pacato e azzurro è il mare,
Come ridente a lui discende il sol!
E come questo occaso è pien di voli,
Com'è allegro de' passeri il garrire!
A notte canteranno i rusignoli:
Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;
I rei fantasmi che da' fondi neri
De i cuor vostri battuti dal pensier
Guizzan come da i vostri cimiteri
Putride fiamme innanzi al passegger.
Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno,
Che de le grandi querce a l'ombra stan
Ammusando i cavalli e intorno intorno
Tutto è silenzio ne l'ardente pian,
Ti canteremo noi cipressi i cori
Che vanno eterni fra la terra e il cielo:
Da quegli olmi le ninfe usciran fuori
Te ventilando co 'l lor bianco velo;
E Pan l'eterno che su l'erme alture
A quell'ora e ne i pian solingo va
Il dissidio, o mortal, de le tue cure
Ne la diva armonia sommergerà.
Ed io - Lontano, oltre Appennin, m'aspetta
La Tittì - rispondea -; lasciatem'ire.
È la Tittì come una passeretta,
Ma non ha penne per il suo vestire.
E mangia altro che bacche di cipresso;
Né io sono per anche un manzoniano
Che tiri quattro paghe per il lesso.
Addio, cipressi! addio, dolce mio piano!
Che vuoi che diciam dunque al cimitero
Dove la nonna tua sepolta sta? -
E fuggìano, e pareano un corteo nero
Che brontolando in fretta in fretta va.
Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giù de' cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia:
La signora Lucia, da la cui bocca,
Tra l'ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch'è sì sciocca
Nel manzonismo de gli stenterelli,
Canora discendea, co 'l mesto accento
De la Versilia che nel cuor mi sta,
Come da un sirventese del trecento,
Piena di forza e di soavità.
O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!
Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.
Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor!
Proprio così.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,
Sotto questi cipressi, ove non spero,
Ove non penso di posarmi più:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.
Ansimando fuggìa la vaporiera
Mentr'io così piangeva entro il mio cuore;
E di polledri una leggiadra schiera
Annitrendo correa lieta al rumore.
Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d'un guardo
E a brucar serio e lento seguitò.

Giosuè Carducci
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

A livella

Messaggio  Giovanni il Gio Apr 14, 2011 11:46 pm




Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fa' chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con i fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza
St'anno m'è capitata 'n'avventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio
(Madonna), si ce penzo, che paura!
ma po' facette un'anema 'e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d' 'a chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE
SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO
ARDIMENTOSO EROE DI MILLE IMPRESE
MORTO L'11 MAGGIO DEL '31."
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
... sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce steva n'ata tomba piccerella
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, solamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena si liggeva:
"ESPOSITO GENNARO NETTURBINO".
Guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'Ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pure all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i' rummanette 'chiuso priggiuniero,
muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje; stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato ... dormo, o è fantasia?
Ate che' fantasia; era 'o Marchese:
c' 'o tubbo, 'a caramella e c' 'o pastrano;
chill'ato appriesso' a isso un brutto arnese:
tutto fetente e cu 'na scopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'o muorto puveriello... 'o scupatore.
'Int' a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se retireno a chest'ora?
Putevano stà 'a me quase 'nu palmo,
quando 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e, tomo tomo... calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!
Da voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono un blasonato?!
La casta e casta e va, si, rispettata,
ma voi perdeste il senso e la misura;
la vostra salma andava, si, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la vostra vicinanza puzzolente.
Fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente".
"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i' nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fessaria,
i' che putevo fa' si ero muorto'?
Si fosse vivo ve farrie cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse,
e proprio mo, obbj'... 'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa."
"E cosa aspetti, oh turpe macreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei gih dato piglio alla violenza!"
"Famne vedé... piglia sta violenza...
'A verità, Marché', mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so' mazzate!...
Ma chi te cride d'essere... nu ddio?
Ccà dinto, 'o vvuò capì, ca simmo eguale?...
... Morto si' tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'n'ato è tale e qquale."
"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?"
"Tu qua' Natale ... Pasca e Ppifania!!
T' 'o vvuo' mettere 'ncapo... 'int' 'a cervella
che staje malato ancora 'e fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched'e".... e una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt' 'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme
tu nun t'he fatto ancora chistu cunto?
Percio, stamme a ssenti... nun fa' 'o restivo,
suppuorteme vicino - che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie... appartenimmo â morte!"

Antonio De Curtis (Totò)
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Il sabato del villaggio

Messaggio  Giovanni il Ven Apr 15, 2011 12:47 am




La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
Giù dà colli e dà tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vò; ma la tua festa
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Giovannino Perdigiorno

Messaggio  Giovanni il Ven Apr 15, 2011 1:34 am




Giovannino Perdigiorno
ha perso il tram di mezzogiorno,
ha perso la voce, l'appetito,
ha perso la voglia di alzare un dito,
ha pero il turno, ha perso la quota,
ha perso la testa (ma era vuota),
ha perso le staffe, ha perso l'ombrello,
ha perso la chiave del cancello,
ha perso la foglia, ha perso la via:
tutto è perduto fuorchè l'allegria.

Gianni Rodari

A te che sei stata la mia unica maestra di vita, ciao mà!

avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Il bove

Messaggio  Giovanni il Ven Apr 15, 2011 2:06 pm




T'amo pio bove; e mite un sentimento
Di vigore e di pace al cor m'infondi,
O che solenne come un monumento
Tu guardi i campi liberi e fecondi,
O che al giogo inchinandoti contento
L'agil opra de l'uom grave secondi:
Ei t'esorta e ti punge, e tu co 'l lento
Giro dè pazienti occhi rispondi.
E del grave occhio glauco entro l'austera
Dolcezza si rispecchia ampio e quieto
Il divino del pian silenzio verde.

Giosuè Carducci
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

da "Terra d'amore"

Messaggio  Giovanni il Ven Apr 15, 2011 2:21 pm




La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

da "La volpe e il sipario"

Messaggio  Giovanni il Ven Apr 15, 2011 2:29 pm




La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

Alda Merini
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Ode al giorno felice

Messaggio  Giovanni il Ven Apr 15, 2011 2:59 pm




Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando,dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto,
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca.

Pablo Neruda
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Da "Cento sonetti d'amore"

Messaggio  Giovanni il Ven Apr 15, 2011 9:57 pm




Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così
vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Pablo Neruda
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

San Martino

Messaggio  Giovanni il Sab Apr 16, 2011 1:03 am




La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

Giosuè Carducci
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Ti amai

Messaggio  Giovanni il Sab Apr 16, 2011 11:46 pm




Ti amai, anche se forse
ancora non è spento del
tutto l’amore.
Ma se per te non è più tormento
voglio che nulla ti addolori.
Senza speranza, geloso,
ti ho amata nel silenzio e soffrivo,
teneramente ti ho amata come
-Dio voglia- un altro possa amarti.

Alexander Puskin
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Mi piaci quando taci

Messaggio  Giovanni il Dom Apr 17, 2011 12:01 am




Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca.
Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi
e che un bacio ti abbia chiusa la bocca.
Siccome ogni cosa è piena della mia anima
tu emergi dalle cose, piena dell’anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima,
e assomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e sei come distante.
Sembri lamentarti, farfalla che tuba.
E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge:
lascia che io taccia con il silenzio tuo.
Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e stellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Poi basta una parola, un sorriso.
E sono felice, felice che non sia vero.

Pablo Neruda
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Posso scrivere i versi più tristi stanotte (lei non è con me)

Messaggio  Giovanni il Dom Apr 17, 2011 12:36 am




Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Scrivere, ad esempio:
La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l’amai , e a volte anche lei mi amò .
Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l’ho.
Sentire che l’ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull’anima come sull’erba in rugiada.
Che importa che il mio Amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
E’ tutto. In lontananza qualcuno canta.
In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l’amo, è certo, ma quanto l’amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D’altro. Sarà d’altro.
Come prima dei suoi baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro .
I suoi occhi infiniti.
Più non l’amo, è certo, ma forse l’amo .
E’ così breve l’Amore, ed è sì lungo l’oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.


( Pablo Neruda )
avatar
Giovanni

Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 15.02.11
Età : 58
Località : Lerici

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Emily Dickinson

Messaggio  merlin il Ven Giu 03, 2011 1:16 am




Chi non trova il paradiso quaggiù
non lo troverà neanche in cielo .
Gli angeli stanno nella casa
accanto alla nostra
ovunque noi siamo
avatar
merlin

Messaggi : 1172
Data d'iscrizione : 08.06.10
Età : 61
Località : napoli

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Emily Dickinson

Messaggio  sonya il Sab Mar 31, 2012 7:36 pm




Il Passato

E' una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all'estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l'incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!
avatar
sonya

Messaggi : 184
Data d'iscrizione : 10.06.10

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: ** D'autore **

Messaggio  Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum